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Kuntz Marlene lyrics

Sonica

Original and similar lyrics
ORSO si sposta goffamente Con passo irregolare Nel flusso irregolare della gente Che scontra; Le mani dentro a un buco, Tasche sfinite Vociare di monete obsolete ORSO CI VEDE NEBULOSAMENTE, NEBULOSAMENTE: GIA' Le luci del giorno gli danno Quel non so che lo turba Gli manca quel buio Che non si trova in fondo alla via - IN FONDO ALLA VIA - Luci del giorno che danno Quel non so che ti turba e ti fanno lievitare! Fragori nella mente, Rumori, dolori Lampi, tuoni e saette, schianti di latte Fragori e albori di guerre universali, Scontri letali SONICA, SONICA...

Mi Dispiace

LAURA PAUSINI "Le Cose Che Vive"
Mamma ho sognato che bussavi alla mia porta E un po' smarrita ti toglievi i tuoi occhiali Ma per vedermi meglio e per la prima volta Sentivo che sentivi che non siamo uguali Ed abbracciandomi ti sei meravigliata Che fossi così triste e non trovassi pace Da quanto tempo non ti avevo più abbracciata E in quel silenzio ho detto piano... mi dispiace! Però è bastato quel rumore per svegliarmi Per farmi piangere e per farmi ritornare Alla mia infanzia a tutti quei perduti giorni Dove d'estate il cielo diventava mare Ed io con le mie vecchie bambole ascoltavo Le fiabe che tu raccontavi a bassa voce E quando tra le tue braccia io mi addormentavo Senza sapere ancora di essere felice. Ma a sedici anni io però sono cambiata E com'ero veramente adesso mi vedevo E mi senti ad un tratto sola e disperata Perché non ero più la figlia che volevo Ed è finita li la nostra confidenza Quel piccolo parlare che era un grande aiuto Io mi nascosi in una gelida impazienza E tu avrai rimpianto il figlio che non hai avuto. Ormai passavo tutto il tempo fuori casa Non sopportavo le tue prediche per nulla E incominciai a diventare anche gelosa Perché eri grande irraggiungibile e più bella Mi regalai così ad un sogno di passaggio Buttai il mio cuore in mare dentro una bottiglia E persi la memoria mancando di coraggio Perché mi vergognavo di essere tua figlia! Ma tu non bussi alla mia porta e inutilmente Ho fatto un sogno che non posso realizzare Perché ho il pensiero troppo pieno del mio niente Perché l'orgoglio non mi vuole perdonare Poi se bussassi alla mia porta per davvero Non riuscirei nemmeno a dirti una parola Mi parleresti col tuo sguardo un po' severo Ed io mi sentirei un'altra volta sola. Perciò ti ho scritto questa lettera confusa Per ritrovare almeno in me un po' di pace E non per chiederti tardivamente scusa Ma per riuscire a dirti mamma... mi dispiace! Non è più vero che di te io mi vergogno E la mia anima lo sento ti assomiglia Aspetterò pazientemente un altro sogno. Ti voglio bene mamma... scrivimi... tua figlia

4 Marzo 1943

Dalla Lucio
Dice che era un bell'uomo e veniva, veniva dal mare parlava un'altra lingua però sapeva amare e quel giorno lui prese a mia madre sopra un bel prato l'ora più dolce prima d'essere ammazzato Così lei restò sola nella stanza, la stanza sul porto con l'unico vestito, ogni giorno più corto e benchè non sapesse il nome e neppure il paese m'aspettò come un dono d'amore fino dal primo mese Compiva sedici anni quel giorno la mia mamma le strofe di taverna le cantò la ninna nanna e stringendomi al petto che sapeva, sapeva di mare, giocava a far la donna con il bimbo da fasciare E forse fu per gioco o forse per amore che mi volle chiamare come Nostro Signore della sua breve vita il ricordo, il ricordo più grosso, è tutto in questo nome che io mi porto addosso E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino(x3)

Genova Per Noi

Paolo Conte
Genova per noi (Paolo Conte) Con quella faccia un po' cosi' quell'espressione un po' cosi' che abbiamo noi prima di andare a Genova che ben sicuri mai non siamo che quel posto dove andiamo non c'inghiotte e non torniamo piu' Eppur parenti siamo un po' di quella gente che c'e' li' che in fondo in fondo e' come noi, selvatica, ma che paura ci fa quel mare scuro che si muove anche di notte e non sta fermo mai. Genova per noi che stiamo in fondo alla campagna e abbiamo il sole in piazza rare volte e il resto e' pioggia che ci bagna. Genova, dicevo, e' un'idea come un'altra Ah, la la la la la la Ma quella faccia un po' cosi' quell'espressione un po' cosi' che abbiamo noi mentre guardiamo Genova ed ogni volta l'annusiamo e circospetti ci muoviamo un po' randagi ci sentiamo noi. Macaia, scimmia di luce e di follia, foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia ... e intanto, nell'ombra dei loro armadi tengono lini e vecchie lavande lasciaci tornare ai nostri temporali Genova ha i giorni tutti uguali. In un'immobile campagna con la pioggia che ci bagna e i gamberoni rossi sono un sogno e il sole e' un lampo giallo al parabrise ... Con quella faccia un po' cosi' quell'espressione un po' cosi' che abbiamo noi che abbiamo visto Genova che ben sicuri mai non siamo che quel posto dove andiamo non c'inghiotte e non torniamo piu'

La Madonna Nera

Fossati Ivano
I.Fossati Io penso a me che fra andata e ritorno tutto il santo giorno un'ora per mangiare un'ora per dormire ben poco ti potrò vedere. Poi penso a te piegata sulla scrivania con davanti una rosa che sarà la mia sciupata mia. Alla festa del dieci di luglio che era quasi sera la Madonna Nera s'impantanò. Venne l'autorità con la ferrovia tutta la sacrestia e venne il coro con la melodia a salvare l'oro e l'argento il marmo e il cemento il bronzo e il paramento e il mantenimento. E dall'ingorgo che c'era non si poté andare via che alle dieci di sera quando la Madonna Nera noi spingendo e tirando piangendo e sperando inclinando e strepitando noi si risollevò. Io penso a te inclinata sulla scrivania con davanti una rosa che sarà la mia appassita mia. Poi penso a me che fra andata e ritorno tutto il santo giorno un'ora per mangiare un'ora per dormire tutti i santi giorni tutto il santo giorno tutti i santi giorni tutto il santo giorno tutti i santi giorni tutto il santo giorno E così sia. SONG: IL DISERTORE B.Vian In piena facoltà, egregio Presidente le scrivo la presente che spero leggerà. La cartolina qui mi dice terra terra di andare a far la guerra quest'altro Lunedì. Ma io non sono qui egregio Presidente per ammazzar la gente più o meno come me. Io non ce l'ho con lei, sia detto per inciso ma sento che ho deciso e che diserterò. Ho avuto solo guai da quando sono nato e i figli che ho allevato han pianto insieme a me. Mia mamma e mio papà ormai son sotto terra e a loro della guerra non gliene fregherà. Quand'ero in prigionia qualcuno mi ha rubato mia moglie e il mio passato, la mia migliore età. Domani mi alzerò e chiuderò la porta sulla stagione morta e mi incamminerò. Vivrò di carità sulle strade di Spagna di Francia e di Bretagna e a tutti griderò di non partire più e di non obbedire per andare a morire per non importa chi. Per cui se servirà del sangue ad ogni costo andate a dare il vostro, se vi divertirà. E dica pure ai suoi se vengono a cercarmi che possono spararmi, io armi non ne ho.

Zweierbeziehung

Fendrich Rainhard
(spoken:) Jetzt sitz' i wieder do und bin alla. Wie host ma des nur ohtua könnan? I trau' mi gor net in's Kaffeehaus umme, weu sa si wieder ohaun tät'n über mi, die G'sichta. Immer wor i nur der Depperte, der Blede, ober wia i auf amoi mit Dir daherkumma bin, do is' eana die Lod' obeg'flog'n, da ham's g'schaut. Neidisch san's g'wesen, vom erschten Augenblick an hob' i g'wußt, daß s' neidisch wor'n, oba Du host mir g'hert, mir gonz alla. (sung:) Gestern hot mi's Glick verloss'n, Du liegst am Autofriedhof drauss'n, dobei worst Du doch immer oi's für mi. I konn ma's Wanan net verbeiss'n, wos worst Du für a hasses Eis'n, und überblieb'n ist nur a Havarie. (spoken:) Nie wer' i den Tog vergess'n, wie mir zwa uns des erschte Moi g'seg'n ho'm. Es war Liebe auf den ersten Blick, i hob' sofurt g'wußt, Di muaß i ho'm, um ollas in der Wölt. Na, am Anfang hot er no Muck'n g'mocht, der Herr Papa, oba dann is' er scho ausseg'ruckt mit die Tausender, und wie'st dann vor mir g'stond'n bist, mit deine brat'n Raf'n und deine Schweinsledersitz', ein Bild für Götter! Konnst di no erinnern, wie ma's erschte Mal auf der Autobahn wor'n, mir zwa gonz alla, wie ma dem Porsche no bei zwahundert davonzog'n san, bei Dir hot er die Gurk'n g'hobt, der Herr Carrerra... (sung:) Gestern hot mi's Glick verloss'n... (spoken:) I ko gor net versteh'n, wia des hot passieren kenna, die Kurv'n hot doch leicht 130 vertrog'n! Najo, vielleicht hätt' i die 6 Viertel net trinken soll'n, oba mit 6 Vierteln is ma do net ang'soff'n, oda? Überhaupt nix war passiert, wann net der depperte Bam dort g'stand'n war, für ein grünes Wien, so ein Bledsinn! Die soll'n ihre Staud'n woanderscht hinpflonzn! Gor nix, gor nix hätt's ma g'mocht, wenn's ma nur'n Führerschein wegg'nummen hätt'n, hätt' ma hoit in wilder Ehe zusammengelebt, oba daß i di jetzt um an Kilopreis hergeb'n muaß, des reißt ma's Herz ausse! (sung:) Gestern hot mi's Glick verloss'n... (

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