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Clan Italiano lyrics

Solo Unora

Original and similar lyrics
(F.Cappelari-R.Lipari) Amare te com'è possibile se non ti vedo quasi mai e quante volte mi domando se adesso lo sono allo sbando e sto perdendo la testa per te e quante volte mi rispondo che cosa ancora sto cercando se non ti vedo quasi mai. La verità è che sei fragile ed ogni donna ha vita facile ma tranne me chissà perché perché ti amo tutto quanto perché diversa sono tanto ma tranne me chissà perché forse sarà perché una volta avrò sbagliato nel passato. Ritornello: Dammi la forza per crederti ancora mi basterebbe con te solo un'ora mi basterà anche essere amante una qualunque una fra tante. For corrections : Kiko Battaglia c/o

Memorie

EROS RAMAZZOTTI "Eros"
Memorie riscoprire quella strada e quel muro grigio dove mi sedevo ad aspettare il tempo... e cercare occhi a terra qualche cosa che non so cos'è ma forse è un attimo che ho perso e ritrovare quelle parole che ancora devo dire a te... riscoprire la campagna sotto i passi miei e lampi verdi di ramarri sul sentiero e fermarsi a interrogare quel baccano d'ali dentro me, che ancora c'è se solamente ti ripenso... e riscoprire quel malincuore che non so dire cos'è ricostruire un'illusione partendo sempre da te... e se ne vanno tante piccole storie ma poi chissà perché rimangono in me soltanto i brividi di lucide memorie chissà perché...chissà perché... poi è come risentire lungo tutta la mia pelle il formicolio delle stelle... e riscoprire come un dolore senza capire perché ricostruire un'emozione fino a morire per te... fino a morire per te...

In Bianco E Nero

Carmen Consoli
Guardo una foto di mia madre era felice avrà avuto tre anni stringeva al petto una bambola il regalo più ambito Era la festa del suo compleanno un bianco e nero sbiadito Guardo mia madre a quei tempi e rivedo il mio stesso sorriso E pensare a quante volte l'ho sentita lontana E pensare a quante volte… Le avrei voluto parlare di me chiederle almeno il perché dei lunghi ed ostili silenzi e momenti di noncuranza puntualmente mi dimostravo inflessibile inaccessibile e fiera intimamente agguerrita temendo una sciocca rivalità Guardo una foto di mia madre era felice avrà avuto vent'anni capelli raccolti in un foulard di seta ed una espressione svanita Nitido scorcio degli anni sessanta di una raggiante Catania la scruto per filo e per segno e ritrovo il mio stesso sguardo E pensare a quante volte l'ho sentita lontana E pensare a quante volte… Le avrei voluto parlare di me chiederle almeno il perché dei lunghi ed ostili silenzi e di quella arbitraria indolenza puntualmente mi dimostravo inflessibile inaccessibile e fiera intimamente agguerrita temendo l'innata rivalità Le avrei voluto parlare di me chiederle almeno il perch酅 Le avrei voluto parlare di me chiederle almeno il perché ……

Non Bisognerebbe

Francesco Guccini
F.Guccini Non bisognerebbe mai ritornare. Perché calcare i tuoi vecchi passi, calciare gli stessi sassi su strade che ti han visto già a occhi bassi? Non troverai quell'ombra che eri tu e non avrai quell'ora in più che hai dissipato e che ora cerchi: si scioglierà impossibile il pensiero a rimestare il falso e il vero in improbabili universi. Eppure come un cane che alza il muso e annusa l'aria batti sempre la tua pista solitaria e faccia dopo faccia e ancora traccia dopo traccia torni dove niente ti aprirà le braccia. E rimpiangere, rimpiangere mai. Come piovigginano le vecchie cose: perché tra i libri schiacciare rose di risa paghe e piene delle spose? E buttar via un'incognita e uno scopo trascurare il giorno dopo come se chiudesse sempre; studiar la stessa pagina di storia conosciuta già a memoria, date e luoghi impressi a mente. Ma gocciola da sempre sul bagnato tesoriere dei tuoi giorni di chi ha preso e di chi ha dato. E ora dopo ora e dopo un attimo ed ancora la poetica consueta è dell'allora . Primo: Non ricordare. Perché i ricordi sono falsati i metri e i cambi sono mutati per la spietata legge dei mercati. E' come equilibrarsi sugli specchi ad ogni occhiata un po' più vecchi opachi, muti e deformanti. Frugare dentro ai soliti cassetti dove non c'è quel che ci metti e mai le cose più importanti. E invece come tutti sempre lì a portarli addosso a ricercare quel sottile straccio rosso che lega il tempo assente ed il presente e nella mente tutto questo poi ci si confonderà.

Quante Volte

Claudio Baglioni
Me ne vado nella notte logorando strade han lavato il cielo ed ora è ad asciugar sui muri come quando i miei si vomitavano parole ed allora mi mandavano a giocare fuori... Tu non ci sei tu non sei più con me... Il mio amico sta dicendo che mi vuole bene ha bevuto troppo e non ricorda più il mio nome le finestre occhi spenti stanno già sognando mulinelli di cartacce e le panchine vuote... Non avrei voluto essere il primo della classe non avrei voluto mai portare i primi occhiali ho paura di specchiarmi dentro una vetrina e scoprirmi a ridere di me e dei miei pensieri... Sotto il tacco delle scarpe mezzo consumato un giornale spiegazzato pieno di pedate grande prima eccezionale per il film dell'anno avventura sesso e una valanga di risate... Quante volte ti ho pensato sulla sedia di cucina quante volte ti ho incontrato nelle cicche che spegnevo quante volte ti ho aspettato quante volte ti ho inseguito quante volte ho chiesto te... E come gridavo sul cavallo del barbiere il mio amico si è fermato e sta scalciando un sasso lui non ha una donna perché ha l'alito cattivo soffre un po' di tenerezza e parla con se stesso... Guardo le mie dita gialle sono tanto stanco di sputare i mozziconi di tutta una vita giro salto e ballo come un orso ammaestrato come vorrei fare a pezzi quella luna idiota... Quante volte ti ho pregato mentre mi graffiavi il cuore quante volte ti ho guardato mentre mi cavavi gli occhi quante volte ti ho cercato quante volte ti ho trovato quante volte ho perso te...

Samantha

Francesco Guccini
F.Guccini Samantha scende le scale di un policentro attrezzato comunale trent'anni e poi l'appartamento sarà suo, o meglio, dei suoi genitori che ogni mese devono strappare il mutuo da uno stipendio da fame. Ma Milano è tanto grande da impazzire e il sole incerto becca di sguincio in questa domenica d' Aprile ogni pietra, ogni portone e ogni altro ammennicolo urbanistico. Ma Samantha saltella, non sa d'avere le gambe da cervo e il seno, come si dice, in fiore, teso sopra un corpo ancora acerbo e Samantha, Samantha ancora non sa d'avere un destino da modella, corre allegra lungo i graffiti osceni delle scale, quasi donna, quasi bella. E fuori Milano muore di malinconia, di sole che tramonta là in periferia, di auto del ritorno, famiglie, freni e gas di scarico. Lontano il centro, è quasi un altro mondo, San Siro un urlo che non cogli a fondo, ti taglia un senso vago di infinito panico. Spunta un gasometro dietro a muri neri, oziosi vagolano i tuoi pensieri, in aria il cielo è un qualche cosa viola carico. Andrea è giù nel cortile, jeans regolari e faccia da vinile, giacca a vento come Dio comanda e legata al polso la bandana, un piede contro al muro e lì la aspetta perché vuol parlarle, niente, forse d'amore, ma non sa che dire, con le parole quasi lombarde che non sanno uscire e si accende rabbioso una Marlboro di alibi. E si guardano di sbieco, appena un cenno istintivo di saluto, ma a Samantha batte il cuore da morire mentre Andrea rimane muto. E lei ritornerà con le MS per suo padre steso davanti a qualche canale e lui mediterà al bar, dietro una birra, che la vita può far male. E Milano sembra che sia lì a abbracciarsi quei due che non sapranno più parlarsi, solo sfiorarsi in un momento vago e via. Samantha presto cambierà quartiere per un destino che non sa vedere e Andrea diventerà padrone di una pizzeria. Ed io, burattinaio di parole, perché mi perdo dietro a un primo sole? Perché mi prende questa assurda nostalgia?

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