ANDREA BOCELLI lyrics - Cieli Di Toscana

Si Voltò

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Mentre il sole del mattino si spingeva nelle case Io seguivo il suo ricordo con la punta delle mani Il profumo delle rose dura solo una stagione Poi si perde tra le cose ed è così che persi lei Si voltò mi voltai… Non seppe mai che morivo di lei Che avrei voluto femarla ma poi Seppi capire che il gioco degli anni ci rese distanti, Che il suo destino non era qua Mentre il sole delle due stava alto su Firenze Sedevamo a un ristorante verso il punto del caffè L’orologio disse andiamo l’aiutai con le valigie Lei che disse ci scriviamo Io sorrisi e dissi ciao Si voltò mi voltai… Non seppe mai che morivo di lei Che avrei voluto femarla ma poi Seppi capire che il gioco degli anni ci rese distanti, Che il suo destino non era qua Che una ragazza femarla non puoi Lei vive un tempo che leggi non ha Vola seguendo una linea che sembra dettata dal vento tu puoi seguirla soltanto un po’ Mentre il sole della sera Si prendeva i suoi colori Io pensavo è stato giusto E pensando mi stancai Il profumo delle rose dura solo una stagione Poi si perde fra le cose ed è così che persi lei Si voltò mi voltai Si voltò ed anch’io Mi voltai

Signora Delle Ore Scure

Claudio Baglioni
Signora delle ore scure pelle sfumata di ombre in fuga dalla stanza sugli occhi un guanto di luce accarezzai l'idea di lei in lontananza... Signora delle ore scure dolci colline intorno a un muschio vellutato misteri oltre le ciglia furtivo come un gatto io mi son lavato... Vecchio compagno che aspetto il mio animaletto sono più grande e ho dormito più di lei... e del suo cuore chiuso in cantina delle sue guance pane caldo della mattina... di quel suo viso diamante puro di quella schiena che le tiene l'anima stretta al sicuro... Ti succhierei per ore e più cioccolatino nella bocca senza mai mandarti giù... Signora delle ore dure - amazzonica - adolescente nuca morbido sentiero dove cammino i miei sguardi a guardia del suo sonno immobile guerriero... Signora delle ore dure - caraibica - alba sbucciata odore aspro di un'arancia le ragnatele del giorno da allontanare via da lei con la mia lancia... Ma c'è una lampada accesa no è solo il sole solo di sole se riuscissi a vivere... dei suoi capelli alghe nel mare di quei suoi occhi olive dolci e mandorle amare... di quelle brune nomadi dita delle narici Dio le benedica è lì che prende la vita... Piccolo chicco di caffè tu non mi devi sempre credere ma sempre credi in me... Non voglio che tu sia un ostaggio in questo disperato viaggio l'agnello messo sull'altare del mio villaggio di fumo... che tu sia solo un tatuaggio su questo petto di selvaggio un flipper preso per i fianchi a farsi coraggio e uomo... Fra quelle braccia colme di seno su quelle gambe rami forti e umido fieno... sopra il suo corpo preso ai pittori su quella bocca che qualcuno le comprò al banco dei fiori... E fu così lei dentro un sogno lei stessa un sogno una vaghezza io le vegliavo la purezza dell'impossibile - il suo cammeo - Il musicista ritrovò la musica sua sola sposa la musa allora ritornò al suo museo...

La Guerra Di Piero

Deandre Fabrizio
Dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall'ombra dei fossi ma sono mille papaveri rossi lungo le sponde del mio torrente voglio che scendano i lucci argentati non più i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente così dicevi ed era inverno e come gli altri verso l'inferno te ne vai triste come chi deve il vento ti sputa in faccia la neve fermati Piero, fermati adesso lascia che il vento ti passi un po' addosso dei morti in battaglia ti porti la voce chi diede la vita ebbe in cambio una croce ma tu non lo udisti e il tempo passava con le stagioni a passo di giava ed arrivasti a varcar la frontiera in un bel giorno di primavera e mentre marciavi con l'anima in spalle vedesti un uomo in fondo alla valle che aveva il tuo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore sparagli Piero, sparagli ora e dopo un colpo sparagli ancora fino a che tu non lo vedrai esangue cadere in terra a coprire il suo sangue e se gli spari in fronte o nel cuore soltanto il tempo avrà per morire ma il tempo a me resterà per vedere vedere gli occhi di un uomo che muore e mentre gli usi questa premura quello si volta, ti vede e ha paura ed imbracciata l'artiglieria non ti ricambia la cortesia cadesti in terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che il tempo non ti sarebbe bastato a chiedere perdono per ogni peccato cadesti in terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che la tua vita finiva quel giorno e non ci sarebbe stato ritorno Ninetta mia crepare di maggio ci vuole tanto troppo coraggio Ninetta bella dritto all'inferno avrei preferito andarci in inverno e mentre il grano ti stava a sentire dentro alle mani stringevi un fucile dentro alla bocca stringevi parole troppo gelate per sciogliersi al sole dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall'ombra dei fossi ma sono mille papaveri rossi.

Venezia Istanbul

Battiato Franco
Venezia mi ricorda istintivamente Istanbul stessi palazzi addosso al mare rossi tramonti che si perdono nel nulla. D'Annunzio montò a cavallo con fanatismo futurista quanta passione per gli aeroplani e per le bande legionarie che scherzi gioca all'uomo la Natura. Mi dia un pacchetto di Camel senza filtro e una minerva e una cronaca alla radio dice che una punta attacca verticalizzando l'area di rigore... Ragazzi non giocate troppo spesso accanto agli ospedali. Socrate parlava spesso delle gioie dell'Amore e nel petto degli alunni si affacciava quasi il cuore tanto che gli offrivano anche il corpo: fuochi di ferragosto. E gli anni dell'adolescenza pieni di battesimi e comunioni in sacrestia: Ave Maria. Un tempo si giocava con gli amici a carte e per le feste si indossavano cravatte per questioni estetiche e sociali; le donne si sceglievano un marito per corrispondenza... L'Etica è una vittima incosciente della Storia: ieri ho visto due (uomini) che si tenevano abbracciati in un cinemino di periferia... e penso a come cambia in fretta la Morale: un tempo si uccidevano i cristiani e poi questi ultimi con la scusa delle streghe ammazzavano i pagani. Ave Maria. E perché il sol dell'avvenire splenda ancora sulla terra facciamo un po' di largo con un'altra guerra.

Alice

Francesco De Gregori
Alice guarda i gatti e i gatti guardano nel sole mentre il mondo sta girando senza fretta Irene al quarto piano è lì tranquilla che si guarda nello specchio e accende un'altra sigaretta e Lili Marlene bella più che mai sorride e non ti dice la sua età ma tutto questo Alice non lo sa Ma io non ci sto più gridò lo sposo e poi tutti pensarono dietro ai cappelli lo sposo è impazzito oppure ha bevuto ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa non è così che se ne andrà Alice guarda i gatti e i gatti muoiono nel sole mentre il sole a poco a poco si avvicina e Cesare perduto nella pioggia sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina e rimane lì a bagnarsi ancora un po' e il tram di mezzanotte se ne va ma tutto questo Alice non lo sa E io non ci sto più e i pazzi siete voi... Alice guarda i gatti e i gatti girano nel sole mentre il sole fa l'amore con la luna e il mendicante arabo ha un cancro nel cappello ma è convinto che sia un portafortuna non ti chiede mai pane o carità e un posto per dormire non ce l'ha ma tutto questo Alice non lo sa Ma io non ci sto più gridò lo sposo e poi...

Samantha

Francesco Guccini
F.Guccini Samantha scende le scale di un policentro attrezzato comunale trent'anni e poi l'appartamento sarà suo, o meglio, dei suoi genitori che ogni mese devono strappare il mutuo da uno stipendio da fame. Ma Milano è tanto grande da impazzire e il sole incerto becca di sguincio in questa domenica d' Aprile ogni pietra, ogni portone e ogni altro ammennicolo urbanistico. Ma Samantha saltella, non sa d'avere le gambe da cervo e il seno, come si dice, in fiore, teso sopra un corpo ancora acerbo e Samantha, Samantha ancora non sa d'avere un destino da modella, corre allegra lungo i graffiti osceni delle scale, quasi donna, quasi bella. E fuori Milano muore di malinconia, di sole che tramonta là in periferia, di auto del ritorno, famiglie, freni e gas di scarico. Lontano il centro, è quasi un altro mondo, San Siro un urlo che non cogli a fondo, ti taglia un senso vago di infinito panico. Spunta un gasometro dietro a muri neri, oziosi vagolano i tuoi pensieri, in aria il cielo è un qualche cosa viola carico. Andrea è giù nel cortile, jeans regolari e faccia da vinile, giacca a vento come Dio comanda e legata al polso la bandana, un piede contro al muro e lì la aspetta perché vuol parlarle, niente, forse d'amore, ma non sa che dire, con le parole quasi lombarde che non sanno uscire e si accende rabbioso una Marlboro di alibi. E si guardano di sbieco, appena un cenno istintivo di saluto, ma a Samantha batte il cuore da morire mentre Andrea rimane muto. E lei ritornerà con le MS per suo padre steso davanti a qualche canale e lui mediterà al bar, dietro una birra, che la vita può far male. E Milano sembra che sia lì a abbracciarsi quei due che non sapranno più parlarsi, solo sfiorarsi in un momento vago e via. Samantha presto cambierà quartiere per un destino che non sa vedere e Andrea diventerà padrone di una pizzeria. Ed io, burattinaio di parole, perché mi perdo dietro a un primo sole? Perché mi prende questa assurda nostalgia?

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