Adriano Celentano lyrics

Il Ragazzo Della Via Gluck

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Questa è la storia di uno di noi Anche lui nato per caso in via Gluck In una casa fuori città Gente tranquilla che lavorava La dove c'era l'erba ora c'è una città E quella casa in mezzo al verde ormai Dove sarà? Questo ragazzo della via Gluck Si divertiva a giocare con me Ma un giorno disse vado in città E lo diceva mentre piangeva Io gli domando amico non sei contento Vai finalmente a stare in città La troverai le cose che non hai avuto qui Potrai lavarti in casa senza andar giù nel cortile Mio caro amico se qui sono nato E in questa strada ora lascio il mio cuore Ma come fai a non capire E' una fortuna per voi che restate A piedi nudi a giocare nei prati Mentre la in centro io respiro il cemento Ma verrà il giorno che ritornerò ancora qui E sentirò l'amico treno che fischia così Passano gli anni ma otto son lunghi Però quel ragazzo ne ha fatta di strada Ma non si scorda la sua prima casa Ora coi soldi lui può comperarla Torna e non trova gli amici che aveva Solo case su case catrame e cemento La dove c'era l'erba ora c'è una città E quella casa in mezzo al verde ormai Dove sarà? Non so, non so, perché continuano a costruire le case E non lasciano l'erba, non lasciano l'erba, Non lasciano l'erba, non lasciano l'erba E no se andiamo avanti così Chissà come si farà, chissà, chissà come si farà

Andiamo A Casa

Claudio Baglioni
I miei occhi miopi persi nel tuo campo biondo di capelli adesso che stuzzichi i ricordi ed i tuoi anelli... ho riempito il cuore con la polvere da sparo e poi scoppiare annegando in fondo ad un bicchiere o in mezzo al mare... Le tue gambe trasparenti nella gonna tesa musiche da parrucchiere scendono dall'alto... rido come un coso di una scatola a sorpresa e asciugo le ferite dal tuo smalto... Un via vai di voci e visi del colore delle vie di fuori che perde un po' di fretta tra i caffè e i liquori... se il tuo cuore avesse le finestre io potrei saltarci dentro e farti trovare tutto a pezzi al tuo rientro... La mia faccia da lepre all'apertura della caccia si riflette dentro il vetro e le scritte al contrario... io volevo soffocarti dentro queste braccia e poi chiudere il sipario... no che non è niente... anche se son bianco forse qui c'è troppa gente... sono solo stanco... Andiamo lontano la dove più niente ci può toccare a vincere il tempo che abbiamo ancora da ridere e da cantare e accendere fuochi per non sentir mai più freddo... Andiamo via insieme a darci la mano senza vergogna a viverci dentro gli occhi strappati dei matti e di chi sogna ragazzi per sempre... perché non andiamo a casa... Quattro frasi fiacche cadono per terra e nell'indifferenza avevo un po' di sicurezza e son rimasto senza... domattina mi alzerò un po' prima a far la fila allo sportello degli amori smarriti per cercare il nostro poverello... Conto i soldi spiegazzati e pagherei un miliardo per sfasciarmi sopra un letto e spengermi nel sonno... prima che mi lasci attraversare dal tuo sguardo infilzato come un tonno no va tutto bene ho dormito poco fino a che la vita tiene e va avanti il gioco... Andiamo via presto in fondo al silenzio per dirci ora le cose mai dette e tutte quante le cose da dire ancora e metter la chiave del cuore sotto il tappeto... Andiamo via soli a chiederci un bacio e rubarne cento in mezzo alla strada con le guance incavate per bere il vento che smorza le stelle... perché non andiamo a casa... Andiamo via adesso a comprare un metro di paradiso a prendere un secchio per buttarci acqua fresca sul viso a pensare a un figlio e a un albero di Natale... Andiamo via amore a mettere a posto la nostra stanza a starci vicino quando trovarci vicino non è abbastanza a chiuder la porta... perché non andiamo a casa... andiamo a casa...

Canzone Quasi Damore

Francesco Guccini
Canzone quasi d'amore (Francesco Guccini) Non stavo piu' a cercare parole che non trovo per dirti cose vecchie con il vestito nuovo per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro e partorire il topo vivendo sui ricordi giocando con i miei giorni ...col tempo O forse vuoi che dica che ho i capelli piu' corti o che per le mie navi son quasi chiusi i porti io parlo sempre tanto ma non ho ancora fedi non voglio menar vanto di me o della mia vita costretta come dita ...dei piedi Queste cose le sai per te sian tutti uguali e moriamo ogni giorno dei medesimi mali per te sian tutti soli ed e' nostro destino tentare goffi voli d'azione o di parola, volando come vola ...il tacchino Non posso farci niente e tu puoi fare meno sono vecchio d'orgoglio mi commuove il tuo seno e di questa parola io quasi mi vergogno ma... c'e' una vita sola non ne sprechiamo niente in tributi alla gente o al sogno Le sere sono uguali ma ogni sera e' diversa e quasi non ti accorgi dell'energia dispersa a ricercare i visi che ti han dimenticato vestendo abiti lisi buoni ad ogni evenienza inseguendo la scienza ...o il peccato Tutto questo lo sai e sai dove comincia la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia per te sian tutti uguali siamo cattivi buoni e abbian gli stessi mali siamo vigliacchi e fieri saggi, falsi, sinceri... coglioni Ma dove te ne andrai? ma dove sei gia' andata? ti dono, se vorrai, questa noia gia' usata tienila in mia memoria ma non e' un capitale, ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia, di un altro, non vale D'altra parte lo vedi scrivo ancora canzoni e pago la mia casa pago le mie illusioni fingo d'aver capito che vivere e' incontrarsi aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare, bere, leggere, amare... grattarsi

La Casa De Mi Abuela

Delgadillo Fernando
Las visitas a mi abuela Me gustaban de mañana Con ese modesto encanto De un almuerzo familiar Con un sol siempre asomado En la boca de las ventanas Despintando año con año Las paredes del solar. Y en un rincón del jardín Donde crecen las gladiolas Se maduran lentamente Los botones y las horas. Los muros y sus rincones Visten musgo y otras cosas Cosas para las que el tiempo Pasa, pero se demora. En la casa de mi abuela Los muebles huelen a antaño Porque desde que recuerdo se han sentado ahí los años y mi abuela los ha visto como nunca los vi yo ocupando unos lugares que la familia dejó. En la casa de mi abuela Los retratos se codean Se hacen de los reconeos Y en los muros, cuchichean. Siempre encuentro conocido El cuadro de algún familiar Rostros jóvenes de viejos Que fueron quedando atrás. Cuando acaba la mañana Y en la casa de mi abuela Todo el aire vespertino Trae al patio por la puerta Y en un rincón del jardín Donde crecen las gladiolas Se maduran suavemente Los botones y las horas. Me hallé en casa de mi abuela Desde niño la manía De admirar las pertenencias Que fueron de la familia. Sombreros, muñecas, ropa Cartas, cajones cerrados Cada objeto es un tesoro De secretos olvidados. De preguntas sin respuestas Está lleno su ropero De ropa limpia y doblada Fotos, llaves y recuerdos De respuestas sin preguntas Se ha llenado el tocador Y un espejo que le enseña Lo que el tiempo le aguardó. La tarde sabe a nostalgia En la casa de mi abuela Cuando plancha y yo pregunto Cuando llora y se recuerda Y en un rincón crecen las gladiolas Se maduran dulcemente Los botones y las horas. Cuando el sol se está ocultando La luz tardía se recuesta Las sombras se alargan tanto Que trepan por la pared Cada objeto crea una mancha Que cruza la casa vieja Concediendo a lo que toca La ansiedad que da la sed. En la casa de mi abuela Existe un cuarto de visitas Para darle al que ha llegado Un sitio donde pueda estar Donde acude a cada noche Ese silencio que lo habita Porque hace mucho que nadie Se ha quedado a descansar. Cuando la noche se asoma Y en la casa de mi abuela Se entrecierran las ventanas Y los ruidos se develan Todo en sombras murmurantes Y crujidos de madera Que nunca se acomodaron Y nunca han estado quietas. Conforme pasas las horas Hasta el viento tiene pena De aplacarse en esta noche De extraña movilidad Sin sentir la expectativa Fue en la casa de mi abuela Donde se mueve el encanto Que nos trae oscuridad. Desde el jardín de la casa veo su mole silenciosa escondido en sus pasillos sombras que vienen y van veo a gente que la habitaba me veo yo, cuando era niño todo se marchó dejando a mi abuela y los que no están. Veo de niño su ternura Todo ese amor que regó Con la paciencia y dulzura Que cultiva el sembrador Y en su rincón del jardín Donde crecen las gladiolas Se maduran tardíamente Los botones y las horas. Hoy la casa tiene un cuento Que recorre los pasillos Que habla lo que va pensando Y que olvidó que tiene edad Y al pensarlo me pregunto Me pregunto y me repito ¿Cómo entrar en esta casa si mi abuela, un día no está?

Gente In Progresso

Battiato Franco
Torneranno di nuovo le piogge riapriranno le scuole, cadranno foglie lungo i viali, e ancora un altro inverno, che porterà la neve e un'altra primavera. E tu che fai di sabato in questa città dove c'è gente che lavora, per avere un mese all'anno di ferie. E poi nel bene, nel male, è una questione sociale coatti nella convivenza, affrontiamo il progresso coi nostri problemi di sesso. Hare, Hare, Hare Krisna, Hare, Hare, Hare Krisna. Torneremo di nuovo ai progetti riguardo al nostro futuro, guardando annunci sui giornali, girando per le agenzie, e avremo nuovi amici, vicini a nuovi amori. E poi soli di sabato in questa città dove c'è gente che lavora, nelle fabbriche in negozi dietro a scrivanie.

A Mi Cerrada

Delgadillo Fernando
Llegué cuando todo era un campo sin fin y la cerrada limitaba el jardín de mi casa como una extensión de concreto que marcaba un camino hacia el mundo. Y cuando o paraba de lloviznar mi bicicleta junto a las de otros mas me llevaba y sacaba del lodo y la calle era todo un océano que había que cruzar. Cuando la calle se llenó de muchachos y los terrenos de casas y cuartos con gente decente pero indiferente a la mía pensaba que un día volvería a ser igual. Y es que pasó a ser zona residencial con autos nuevos y calles de asfalto y a mí me daba nostalgia mirar mi cerrada tan quieta y callada que ahora era lugar de reunión de un montón de chicos engreídos que hablaban de un mundo tan desconocido por mí que sentí que debía ser así. Tuve una novia en un verano de sol me incorporé con la civilización al amor y a otros simples momentos que cubren el tiempo del chico mayor, recuerdo cuando volvía de trabajar mi casa era una luz en la obscuridad y a mi cerrada una calle privada donde podía hundirme en la noche al llegar. Y entonces me vinieron a buscar la calle, la noche y lo que hay detrás bajo este cielo tan triste que siempre se viste de gris al clarear y me habitué al ronroneo vagabundo del tráfico aéreo, a ese rumor callejero de los autos que exhaustos discurren y nunca descansan. La ciudad es una obscura calle eterna plagada de extraños que pasan de largo es la estación cerrada de un metro que no va a ningún lado, es un lugar solitario. Por eso a veces pienso en escapar pero a mi casa la rodeó la ciudad y a mí me ató para siempre a sus calles de luz mortecina que anda en las esquinas. Hace algún tiempo a mi vuelta veía a mi cerrada vieja, reservada y tranquila pero hoy que la he visto bien, no hallé mas que un callejón sin salida, un callejón sin salida.

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